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Chiediamo scusa a quanti conoscono già quello che riassumiamo in queste pagine, ma riteniamo utile dare, seppur sinteticamente, un quadro completo e aggiornato della situazione italiana.

La contrapposizione fra destra e sinistra occupa tutto il dibattito politico e immobilizza in opposte tifoserie questa situazione penosa, comprese probabilmente le prossime (inutili) elezioni. Forse conviene rivederne l'origine e ragionarci su (leggi)

 Ma i politici hanno studiato Machiavelli (leggi) teniamone conto e non crediamo più a classificazioni generiche.

Troppo spesso i politici si dimenticano che loro non sono dei Principi, dovrebbero essere al contrario degli amministratori degli interessi dei loro elettori. Sono pagati da noi ma in pratica curano gli interessi propri, del partito che li ha fatti eleggere, di chi paga loro la campagna elettorale o, peggio ancora, di chi li paga sottobanco.

I risultati di questa infedeltà si vedono:  il reddito cala  (leggi) e l'evasione fiscale aumenta, ma  con caratteristiche diverse da quel che normalmente si pensa (leggi) facendo aumentare le tasse (leggi)  e ormai lo capiscono anche lor signori  (leggi).

 

E' troppo evidente che esiste una volontà di favorire categorie privilegiate.

Questo si chiama tradimento e merita il licenziamento per giusta causa.

 

Ma come si fa a decidere chi dev'essere licenziato? E chi deve essere assunto al posto suo?

Non ci devono bastare la presenza, l'eloquenza, le promesse. Qualunque venditore di enciclopedie a domicilio ha queste doti. Dobbiamo chiedere qualcosa di più: delle garanzie, dei preventivi. In fin dei conti si tratta di un investimento, uno dei pochi che siamo in grado di fare, col voto.

Esiste una Classificazione internazionale della spesa pubblica per funzione

che permette di valutare come vengono impiegati i soldi provenienti dalle tasse.

Perché non chiedere che partiti e candidati presentino un preventivo delle loro intenzioni al riguardo? Una specie di etichetta con gli ingredienti? Con un grafico facile da comprendere che indichi dove aumentare o diminuire le spese? Magari nessuno di noi lo leggerà ma almeno i cronisti politici potranno parlare di fatti reali e informarci se le promesse sono state mantenute e gli investimenti hanno fruttato. Inoltre si potranno paragonare i nostri dati nazionali con gli altri stati europei, per esempio paragonare quanto costa a noi la politica rispetto agli altri.

Ma voi lo sapete quanto ci costano i rimborsi elettorali?

E guai a toccarli                       E gli stipendi, nonostante i tagli?

Nella ricca Svizzera i parlamentari ricevono un terzo dei nostri, 6.000 euro tutto compreso. Il presidente della Confederazione è eletto solo per un anno e riceve uno stipendio di circa 100.000 euro per tutto l'anno. Ma la differenza maggiore non è questa, la differenza sta nel servizio reso e nella relativa possibilità di controllo. Sempre prendendo ad esempio la Svizzera ogni parlamentare con un incarico tiene un'agenda quotidiana dove registra, ora per ora, tutto quello che fa. Questa agenda non è privata, è a disposizione delle autorità e può essere resa pubblica.

 

Ma non vogliamo scadere nella solita retorica e nel populismo.

Ci sono argomenti più importanti da evidenziare. Ad esempio i ruoli e i doveri della politica nella nuova organizzazione delle società, nei nuovi rapporti di potere globali, nei nuovi media, nei nuovi metodi per fare soldi a nostre spese.

Cosa è cambiato nel mondo senza che i governi e la politica se ne accorgessero?

Oppure fanno solo finta di non accorgersene?

 

Le Multinazionali

La società petrolifera Exxon Mobil, per esempio, da diverso tempo ha ormai un fatturato simile al PIL dell'Austria

Nel 2008 le prime 100 multinazionali del mondo hanno avuto un fatturato complessivo pari a 12.000 miliardi di dollari, che corrisponde ad un quinto del prodotto lordo mondiale, quasi il PIL degli Stati Uniti. Questo sta provocando squilibri e danni crescenti (leggi)

Il commercio mondiale del grano, la più importante merce agricola  di esportazione, è suddiviso tra sei multinazionali: pagano quanto vogliono ai produttori e vendono a quanto vogliono ai consumatori. Come le sette sorelle del petrolio.

Le multinazionali, comprese quelle piccole come la Fiat, con l'aiuto di governi succubi o complici, sono diventate le superpotenze che decidono il destino dei popoli, ma non lo fanno certo a favore dei popoli, l'unica regola è il profitto.

 

I media e la pubblicità

 Tutti i media dipendono, attivamente o passivamente, dalla pubblicità. E tutta la pubblicità dipende dai media. Ma chi la paga la pubblicità? Apparentemente gli inserzionisti (le multinazionali)... ma questa posizione sottomette i media agli inserzionisti, sottraendoli alla critica, seguendo il principio che "non si morde la mano che ti procura il cibo". Patrick Le Lay, della catena privata televisiva francese TF1, ha confessato "Quello che noi vendiamo a Coca-Cola, è parte del tempo del cervello umano disponibile". Lasciamo perdere le implicazioni morali e sociologiche, ma gli inserzionisti fanno pubblicità per guadagnare, non per beneficenza. Quindi chi paga, realmente, sia la pubblicità che i media? Si dirà che il mondo va così ecc. ma bisogna anche considerare che nessuno ce l'ha chiesto se volevamo spendere questi soldi in più, è diventato obbligatorio, e non sono spiccioli

Uno spot televisivo su reti nazionali costa in media 50.000 €, con tre di questi si compra un appartamento. Avete mai provato a contare quanti spot si vedono in un giorno? Quanti appartamenti si comprerebbero?

Se si pensa poi che questi stessi media mantenuti dalla pubblicità sono quelli che ci dicono cosa pensare e votare (oltre che cosa comprare e come vivere) si può capire perché stiamo andando a rotoli.

 

Finanza, finanzieri, banche, borsa, furbetti

Non sono una novità, ci sono sempre stati. La novità è l'aumento di potere e di libertà che hanno acquisito. La famosa legge di Murphy dice « Se qualcosa può andar male, lo farà. » e da questa deriva che « Se dai troppo potere a qualcuno ne approfitterà», é garantito. Vi ricordate il nostro primo documento, il Principe di Machiavelli? I Principi di adesso sono loro, i finanzieri: in concorrenza fra di loro ma uniti dal desiderio di conquista (leggi) fanno guerra con truppe mercenarie a tutto il mondo, e sono in grado di rovinare chiunque, stati deboli compresi. E' evidente l'ingenuità della domanda di un premio Nobel che chiede "Come è possibile che Goldman Sachs prima abbia aiutato la Grecia a truccare i conti con la finanza creativa e i derivati e adesso ha speculato e fatto utili scommettendo sul fatto che la Grecia possa uscire dall'Euro?". Ne aveva il potere e l'ha fatto: perché, semplicemente, fare utili è la sua natura, è nata e vive per quello. I nuovi Principi se ne fregano se l'economia mondiale è basata sul debito, il debito è degli altri e i guadagni sono loro.

Troppo potere alle banche, troppa libertà agli speculatori. Se ne approfittano e poi bisogna anche sostenerli nelle crisi, provocate da loro, con i soldi dei soliti innocenti. La Grecia, non potendo svalutare l'euro, sta riducendo gli stipendi del 20%  -Può capitare anche in Italia?

 Sì, e in parte sta già accadendo.

 

Consumo obbligatorio

Le cosiddette "Leggi di mercato" costringono ad accentrare il controllo della produzione in poche mani al fine di produrre a basso costo sempre di più per il sempre maggior numero di acquirenti. La tecnica è per eccellenza innovazione e perciò novità. Il consumare e il distruggere diventano allora la condizione senza la quale si ferma la produzione. L'utopia è di una crescita infinita e della creazione illimitata di nuovi bisogni. Che tutto ciò produca un insopportabile aumento  di consumo di energia, inquinamento e rifiuti sembra non preoccupare i governi, protesi soltanto ad aumentare il PIL. Cosa ci guadagna il consumatore? Ciò che già ha lo annoia, e ciò che vorrebbe avere lo fa soffrire. Il desiderio di possedere lo spinge a lavorare di più, in qualunque condizione e a tutte le condizioni, con lo stress e le depressioni da superlavoro:  salute che vacilla e relazioni sociali e familiari che saltano. Tutto ciò con l'illusione di essere libero, di poter sceglier, mentre il suo destino si svolge in un ambito programmato e imposto da altri. Il risultato finale è il malessere, l'esatto contrario del benessere promesso. Occorre un po' d'umiltà per riconoscere questa realtà, ma è necessario: è ormai evidente che lo sfruttamento dell'uomo ha assunto un nuovo terrificante aspetto: oltre che il lavoro ne viene sfruttato anche il consumo e il tempo libero. Come si dice del maiale anche dell'uomo non si butta via niente. Ma forse si dimentica che ci sono dei limiti, che la dignità delle persone non si può calpestare impunemente.

 

 

Conclusioni

Governi, multinazionali, media, finanza, pur essendo in continua competizione fra loro, ossessionati dal desiderio di crescere in potenza, sono complici nell'uso ed abuso delle risorse umane e naturali.

La loro avidità mette a rischio il futuro dei popoli. Bisogna reagire, e adesso!

Ma farlo in modo intelligente: prendersela moralmente con chi ci attacca, protestare, manifestare serve a poco e costa molto, in fatica e tempo.

Bisogna avere più potere e imporre i cambiamenti, e possiamo farlo qui, da seduti davanti al computer.

 

Organizzare la resistenza, unirsi e conquistare la governance...

Finché vale la regola di ogni testa un voto anche se non saremo il 90% un po' di potere lo conquisteremo comunque. Si può fare.

 

E allora facciamolo, perché no?

 
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